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Interviste: il nostro squattrinato Airbull questa volta incontra il miglior rappresentante italiano del pinstriping.
EXPLO ci racconta gli esordi, le difficoltà, i successi per un settore ancora di più difficile affermazione, ma che grazie anche ai suoi sforzi si sta affermando finalmente anche in Italia.
Introduzione
Come per magia, ci sono persone che in varie parti del mondo (stranamente anche qui in Italia che a quel tempo andavamo ancora con i carretti trainati dai ciucci e Sanremo lo conduceva già Pippo Baudo…) hanno frenato il tempo e quel modo di vivere ne hanno fatto diventare una cultura…, uno stile di vita.
La Kustom Kulture.
Uno di quelli che ha fermato le lancette dell’orologio è Andrea Sabatini, in arte Explo.
Explo è un pinstriper. Uno di quelli che con un pennellino Mack in mano e un barattolo di vernice, sé la canta e se la suona. Tirando tratti che ai neofiti sembrano non avere senso, ma che invece (chi sa di cosa stiamo parlando) è la quintessenza in fatto di un certo tipo di decorazione artigianale fatta di linee che hanno un equilibrio cromatico, peso e una loro disposizione.
Andrea è uno di quei pochi depositari in Italia, insieme al mitico Captain Blaster, a portare avanti un indiscusso tipo di cultura artistica fondata dai compianti Ed "Big Daddy" Roth e Von Dutch.
Caschi, moto, auto, borse, scarpe…, come per l’aerografia, anche nel pinstriping non c’è limite sul supporto da decorare; basta una mano ferma e precisa come quella di un chirurgo e un buon pennellino in pelo di scoiattolo blu inzuppato di colore.
Scoiattolo blu? Aspetta un po’….,adesso ho capito tutto…; e pensare che io, per risparmiare qualche euro, ho provato fregarmi i peli della coda del mio cagnaccio (a proposito, lo sto vendendo nella sezione mercatino del sito), con la conseguenza di un avambraccio squarciato dalle sue fameliche fauci e i calci in culo di mia moglie.
Come tutti i giornalisti professionisti, volevo salire su a Milano ad intervistarlo dal vivo e nello stesso tempo ansioso di vederlo spennellare su qualche cofano di una Dodge o su un pannello.
Ma siccome io non sono un giornalista professionista e l’Illustrissimo Eccelso Signor Presidente dell’Associazione Italiana Aerografisti a cui (purtroppo) appartengo, mi ha reso edotto che con i fondi a nostra disposizione (ossia i miei, i suoi e quelli di Tubero), potevo al massimo arrivare a Frascati con la Graziella in uso all’associazione.
(continua in pagina2)
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