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Homo Faber - Mostra collettiva di pittura ad aerografo |
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GALLERIA FOTOGRAFICA
Fabio Abbati
Un puro esercizio di stile sono le tele presentate da Abbati che interpreta alla lettera il tema della mostra rimandando allo spunto classico alla base della metafora dio Vulcano-artista. La piacevolezza visiva dell’opera è data principalmente dall’artiiciosa prospettiva dall’alto, tipica dei writers post-moderni la cui ricerca formale è spesso volta alla spettacolarità dell’effetto ottico. Vulcano giganteggia nella composizione ed è immaginato nell’atto di forgiare le preziose armi che renderanno gli dei invincibili. Il metallo viene fuso grazie al iato caldo dei due tori, simbolo di possanza fisica impiegata dall’ingegno artigiano. In primo piano, nella metà bassa del dipinto, un fiotto di fuoco e il primo prodotto del lavoro di Vulcano, ossia un’elmo, sembrano cadere verso l’osservatore, soluzione grafica di robusto impatto scenico. La facilità compositiva rivela le doti narrative dell’autore che condivide della “graffiti art” il senso di un decorativismo veloce, grandioso e a tratti teatrale. Che l’opera sia in un certo senso mutuata dall’arte dei murales ne è spia anche l’impiego di due tele che scandiscono ognuna la metà perfetta della composizione e che ricordano lo svolgimento longitudinale del supporto murario.
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