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Homo Faber - Mostra collettiva di pittura ad aerografo PDF Stampa E-mail
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Homo Faber - Mostra collettiva di pittura ad aerografo
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GALLERIA FOTOGRAFICA

Questi sono gli autori e le opere che hanno occupato le sale principali.
Come unione del percorso espositivo, ma non per questo minori rispetto ai primi, si sono succedute le opere di altri 4 artisti che hanno saputo interpretare bene lo spirito ed il tema di Homo Faber.

Alessandro Rinaldi
rinaldi1.jpg L’immediata piacevolezza cromatico-compositiva dei lavori di Rinaldi erroneamente potrebbe indurre a soffermarsi su considerazioni di carattere puramente estetico. Al contrario, la singolarità della sua poetica nasce da un’originalissima considerazione dell’ispirazione artistica. È palese che Rinaldi è attratto dal caos, un caos inteso sia come mescolanza incontrollabile delle sensazioni umane, sia come impossibilità di interpretare oggettivamente qualsiasi dato sensibile. Al contrario della comune aspirazione umana, eterna e parzialmente illusoria,
Rinaldi non tenta di apporre un ordine, anche arbitrario, a questo caos esistenziale per intraprendere la via della comprensione intellettuale: si lascia coinvolgere nel disordine, trasportare dal tumulto delle emozioni quotidiane; scivola sopra e al di là di ogni tentata comprensione, consapevole che nessuna sensazione potrà mai essere prevista volontariamente. Tra tutti gli stati emozionali che l’anima può vivere, l’ispirazione è sicuramente la più inspiegabile, eterea e mutevole; se inutili sono i tentativi di oggettivarla, l’unico approccio cognitivo possibile è una traduzione immediata, quasi automatica, della sensazione che ha prodotto. Il ricordo che permette all’artista di impressionare sulla tela il momento della propria ispirazione, dunque, ha un filtro intellettuale ridotto al minimo, come se quel ricordo non passasse attraverso la mente ma rivivesse sulla pelle dell’artista stesso.
I volti rappresentati nelle opere in mostra fluttuano in un caos di colori e di rilessi di luce, come se le loro stesse sembianze non fossero altro che il prodotto accidentale di un gioco d’ombre. L’armonia delle sfumature cromatiche sembra alludere alla leggerezza dell’esistenza in sé: è l’uomo a dare peso e consistenza alla propria vita caricandola delle proprie sensazioni


Arturo Corinto

corinto1.jpg La ricerca di una forma capace di catturare l’occhio e rimanere impressa nella coscienza, che non sia necessariamente legata a una concezione canonica di bellezza, è la fonte di ispirazione di Arturo Corinto. Nelle sue due opere in mostra l’attenzione è puntata sulla sorprendente apparizione di una realtà fatta di pura estetica, una composizione di linee e forme che definiscono non il bello assoluto ma qualcosa di più profondo, ossia l’interessante. La memoria retinica, impressionata da quel qualcosa che ci ha catturato in un insieme di contingenze quotidiane, rielabora come unica realtà proprio quell’improvvisa apparizione e la trasforma in bellezza pura.
Per Corinto, dunque, l’ispirazione avviene in una condizione di estatica solitudine mentale, uno stato che si raggiunge involontariamente,semplicemente quando la nostra coscienza viene catturata da qualcosa di personale e assolutamente inesplicabile, o meglio quando riconosce in una forma ciò che interpreta come bellezza. Questi delicati momenti, che con difficoltà vengono distinti dal resto delle circostanze quotidiane, sono stati congelati in queste due tele come fossero degli exempla per richiamare alla memoria di chi osserva i propri attimi di ispirazione.



 
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