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GALLERIA FOTOGRAFICA
A parte la rassegna obiettiva di quanto è successo in quei giorni, siamo soddisfatti ed orgogliosi per aver organizzato un evento che ha avvicinato le persone comuni ed i professionisti all'aerografia, mostrata non nella tipica produzione, ma in quella più creativa e pittorica.
I dieci artisti hanno potuto esprimere al meglio la loro “ispirazione”, liberi da qualsiasi schema; il risultato è stato quello di mostrare 30 opere tutte diverse tra loro.
Vediamo insieme gli artisti e le opere in mostra:
L'ingresso è dedicato all'unica scultura della mostra creata da Silvia Belviso (il cui profilo lo vedremo più avanti): “Materia” opera in terracotta verniciata.
La prima stanza e fulcro centrale della mostra è stata l'istallazione di Massimo Fogliazza: “Il lume della ragione”, un'opera polimaterica con un panello in alluminio dipinto con acrilico (200X135,5).
L’installazione di Fogliazza nasce da una considerazione sullo stato mentale e fisico che permette all’artista di seguire le tracce dell’ispirazione. La solitudine fisica è la condizione minima per annullare il rumore di fondo della propria esistenza e lasciare che le esperienze personali raccolte possano essere riformulate in base alla propria sensibilità. In questo senso, Fogliazza interpreta la solitudine dell’atto artistico come il riflesso in negativo e oggettivamente tangibile di una realtà emotiva che al contrario esclude la solitudine: lontano dalla contingenza quotidiana, l’artista nell’atto creativo è accompagnato da un mosaico multiforme composto dalle sensazioni soggettive che la mente ha tratto dai dati esperienziali quotidiani.
Questo ricco bagaglio emotivo è organizzato dalla ragione attraverso la quale ogni frammento di memoria sensibile acquista un “hic” e un “nunc” indelebili. E’, però, l’imponderabile genio artistico che elabora gli infiniti lacerti di sensazioni personali per rendere visibile e oggettivo un percorso emozionale comunicabile solo attraverso il linguaggio intuitivo e universale dell’arte. Da queste premesse, la chiave interpretativa dell’installazione non può che essere magnificamente esemplificata dal titolo stesso: la sorgente ispirativa è stata resa visibile attraverso la metafora del “bagaglio” di esperienze quotidiane che accomuna l’artista all’umanità tutta.
Dentro il “baule” culturale rappresentato da Fogliazza sono raccolti i media più comuni con cui chiunque comunica e riceve informazioni. Dalla parte opposta è il fenomeno ultimo del processo creativo: un dipinto in cui il soggetto conclude e definisce l’installazione posta a terra, ossia l’artista, rappresentato dalla figura umana, guidato dalla ragione, identificato attraverso una fonte luminosa, che illumina e organizza il lusso della sua coscienza. Ciò che lega questi due termini estremi, il “bagaglio” esperienziale e il prodotto finale dell’impulso artistico, è un insieme di tasselli colorati che si vanno a perdere nel dipinto e che sono simbolo delle intuizioni creative mediante cui l’artista rielabora la realtà [C. Paolini]
Profilo dell'autore
"L’iter artistico di Massimo Fogliazza inizia da grafico: la capacità di cogliere con perspicace acume la realtà, l’attitudine per una comunicazione visiva efficace e veloce e, soprattutto, l’indubbia inclinazione per il disegno manuale sono caratteristiche che gli permettono di realizzare soluzioni grafiche per importanti società. Un altro pilastro fondamentale per la sua formazione professionale consiste nella frequentazione della Scuola Internazionale del Fumetto grazie alla quale ha la possibilità di scoprire e padroneggiare le proprie doti comunicative. Parallelamente, però, la sua attenzione si indirizza verso lo studio dei grandi pittori del XIX e XX sec. tramite i quali elabora una personale poetica.
Nelle sue opere utilizza messaggi iconografici del passato, ormai assimilati dall’immaginario culturale collettivo, come elementi minimi e fondamentali di un linguaggio nuovo , rappresentante della realtà contemporanea. A livello formale, la sua altissima capacità di cogliere l’essenza del reale e rielaborarla attraverso messaggi visivi immediati porta Fogliazza ad ampliare la spazialità delle proprie composizioni : la tela, avendo soltanto due dimensioni, è spesso insufficiente per descrivere i territori
concettuali della sua ispirazione. Si passa, dunque, a un tipo di sperimentazione tridimensionale che, come nel caso dell’opera in mostra, si traduce in un’istallazione ambientale vera e propria. La sua ricerca tecnico-pittorica, invece, si focalizza principalmente nella composizione della luce in rapporto con l’impressione ottica del colore. Per questo l’aerografo, che permette una stesura del pigmento attraverso una nebulizzazione anche sottilissima, diventa uno strumento indispensabile per le sue composizioni.
Alla base, però, si trova sempre una costruzione dello spazio data dal disegno che conferisce a qualsiasi soggetto rappresentato una volumetria solidissima, già sufficiente da sola a creare coerenza ed equilibrio prospettico. Obiettivo di questa continua ricerca spaziale è coinvolgere lo spettatore non già in uno spazio illusorio, ma in un ambiente dialogante da cui trarre una risposta emozionale immediata." [C. Paolini]
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